Altro che represse: in clausura ci vivono donne vere

scritto da Laura Badaracchi il 24/03/2015 in monache, Televisione, clausura, monastero, Luciana Littizzetto, social, affettività, zitelle | lascia un commento

L’abito tradizionale non deve trarre in inganno: le monache di clausura sono moderne, anzi contemporanee. Esperte di umanità, perché alle loro porte bussano persone che affidano alla loro preghiera problemi gravi e gravissimi. Ed esperte anche di computer, internet, social network, strumenti usati per contattare amici, fedeli, atei, lontani, chiunque voglia parlare con loro al di qua della grata. Forse Luciana Littizzetto non è aggiornata sulle donne che oggi scelgono la vita contemplativa, consacrandosi a Dio con i tre voti di povertà, obbedienza e castità a cui aggiungono in qualche caso quello di clausura (oppure seguono le indicazioni della Chiesa sulla clausura senza professare il voto), convinte che offrire l’esistenza a Dio per amore di tutti sia l’opzione migliore. Donne spesso laureate, con fidanzamenti alle spalle o con esperienze anche trasgressive, che si innamorano di Cristo e di questa modalità di seguirlo, per molti antiquata e non al passo con i ...

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Quella Madonna contemporanea nascosta nella folla di una stazione

scritto da Laura Badaracchi il 17/03/2015 in vita, fede, volontariato, associazione, figli, ecclesialese, mamma, madre, umanità, Madonna, coppia, croce | lascia un commento

Mai fidarsi delle apparenze. Mai giudicare qualcuno dalla prima impressione, dallo sguardo veloce e presuntuoso di chi pensa intuitivamente e si lascia tradire da una presunta esperienza in fatto di varia umanità. Occorre uno slancio profetico, uno spirito di discernimento, direi in linguaggio ecclesialese. Basta avere pazienza, riflettere e dare tempo all’altro di svelarsi, di deporre la iniziale ritrosia di fronte a una persona sconosciuta. O forse non basta. Umanità e “mestiere” giornalistico non possono bastare per riconoscere una Madonna di oggi, confusa tra migliaia e migliaia di altre persone alla stazione Termini. Sai in grandi linee cosa le è successo: due anni e mezzo fa ha perso una figlia di tre anni per una grave malattia incurabile. Poi, ti confiderà, non è riuscita ad avere altri figli. Quasi scompare nel suo cappottino chiaro, dietro i suoi occhiali grandi, il viso minuto. “Il dolore non passa mai, impari che dovrai conviverci ...

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Francesco e lo stile curiale polverizzato. Ma ora non facciamone un santino

scritto da Laura Badaracchi il 12/03/2015 in Papa Francesco, papa Bergoglio, Assisi, Francesco, pace, papa, poveri, vicinanza, giustizia, pontefice, misericordia | lascia un commento

Mancano poche ore al 13 marzo. Due anni fa il papa argentino, venuto «quasi dalla fine del mondo», è stato eletto come successore di Pietro, salutando la folla radunata in piazza San Pietro con un inedito «Fratelli e sorelle, buonasera!». Il primo gesuita, il primo latinoamericano e non europeo nella storia bimillenaria della Chiesa, il primo a scegliere di chiamarsi come il poverello di Assisi, il santo patrono d’Italia. In questi giorni per ricordare l’evento verranno spesi fiumi d’inchiostro e servizi televisivi a iosa. Una profusione mediatica a volontà. Che rischia di spostare l'attenzione sul "personaggio" più che sul "messaggio" che non smette di annunciare con la propria esistenza in tutto il globo.

Sicuramente Francesco ha conquistato i cuori di credenti e non credenti, e di chi professa fedi diverse da quella cattolica, per la sua umanità e schiettezza. Per i suoi sorrisi larghi e i suoi abbracci, ...

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Le mura rassicuranti delle parrocchie e il coraggio di cambiare “location”

scritto da Laura Badaracchi il 05/03/2015 in Rom, Papa Francesco, Bergoglio, Assisi, poveri, parrocchie, missione, recinto, location, conventi, pastorale, luogo, contesto | lascia un commento

messa romIn questo periodo di emergenza abitativa mi piace “pazziare”, parola molto espressiva del dialetto partenopeo di intuibile e immediato significato. “Pazziare” o sognare non costa nulla, è a buon mercato pure in tempi di crisi cronica, se sei in cassa integrazione o disoccupato o sfrattato o se dormi in macchina. Penso al popolo di laici (in cui mi metto anch’io), alla possibilità di venire intercettati e coinvolti da convegni, seminari, incontri, momenti di preghiera organizzati all’interno delle calde e rassicuranti mura delle sale parrocchiali.

Nei luoghi in cui tutti si conoscono e se arriva “uno nuovo” tutti si girano a fissarlo, a squadrarne l’abbigliamento, la postura, il modo di camminare e di stare seduto. Qualcuno può sorridergli, qualcun altro mostrargli il posto migliore dove sedersi per ascoltare e magari una signora anziana – con il pretesto di dargli il benvenuto – può iniziare a raccontargli i suoi problemi ...

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Abbracci taroccati o autentici? No all'analfabetismo delle emozioni nelle comunità cristiane

scritto da Laura Badaracchi il 27/02/2015 in Chiesa, Comunità, Papa Francesco, povertà, crisi, poveri, movimenti ecclesiali, post, movimenti, mail, abbracci, abbraccio, relazioni, abbracciare, associazioni, gruppi, emozioni, analfabetismo, Commssione diocesana, contatto | lascia un commento

© Stefano Dal Pozzolo“Un abbraccio”. Al termine di post o di mail spesso si trova questo saluto finale, poco più di una postilla e poco meno di un intercalare. Virtualmente si possono abbracciare tutti, assoluti estranei o amici reali. Perché le parole scritte distrattamente su un sms o un tweet rischiano di svuotarsi e perdere il loro autentico significato, perdono carnalità e concretezza.

Quanto l’analfabetismo delle emozioni trova terreno di coltura nelle comunità cristiane (parrocchiali, religiose, presbiterali, di movimenti o associazioni)? È una domanda aperta, spalancata. Prima di ricevere la comunione, nella celebrazione della Messa, il sacerdote invita a scambiarsi “un segno di pace”, che anticamente era un abbraccio. Una consuetudine tornata in voga in alcuni movimenti e gruppi cattolici. Abbracciare implica un contatto fisico che si presume non formale con l’altra persona, uno sfiorarsi dei corpi. Modalità di saluto non formale, dunque. Si presuppone che sia così. Ma ci si ...

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Contagiati dalla connessione perpetua, il “prossimo” è sempre più viruale

scritto da il 15/02/2015 in Facebook, religiose, preti, laici, Vangelo, suore, movimenti, Sacerdoti, connessione, sindrome, web, computer, smartphone, sensi, vista, tatto, tastiera, sms, mail, chat, religiosi, cristiani, media, Antonio Pascale | lascia un commento

pretiSembrerà paradossale, ma forse esisteva maggiore comunicazione quando funzionava tramite piccioni viaggiatori o messaggi affidati al mare in una speranzosa bottiglia. Non sto scherzando. L'iperconnessione genera in modo compulsivo-ossessivo una proliferazione di parole lanciate nel mare magnum di web, smartphone e computer che si perdono in un magmatico nulla. Fra i cinque sensi, la vista prevale di netto sull'udito (e sull'ascolto), gusto e olfatto restano sullo sfondo degli schermi perennemente accesi. E il tatto? Virtuale. Al massimo sulla tastiera si possono pigiare elementi freddi, di plastica. Sì, a volte la batteria scalda un po', ma anche questa definirla emozione tattile sarebbe preoccupante.

E allora? I contatti a migliaia? Gli amici su Facebook? Gli sms e le mail a cui non si risponde più per mancanza di tempo (e di educazione, aggiungo)? Le chat comuni che diventano una specie di riunione condominiale? What's app in cui emoticon, foto e ...

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Né eroi né santini, solo malati. Che la chiesa deve sdoganare senza pietismo

scritto da Laura Badaracchi il 09/02/2015 in Disabilità, Lourdes, Carlo Maria Martini, Sacerdoti, Malattia, Giornata mondiale del malato | lascia un commento

Da ventitré anni l’11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, la Chiesa celebra la Giornata mondiale del malato, che nell’Angelus di domenica 8 febbraio papa Francesco ha definito “la carne di Cristo”. Quindi non “oggetto” di pietismo, ma protagonista di una testimonianza autorevole, di esempi e parole dal valore magisteriale, cioè di insegnamento vincolante per la vita cristiana.

cuccariniChi vive la malattia nella fede spesso lo fa nel nascondimento per scelta, oppure viene celato perché la sofferenza non è qualcosa di bello da guardare e il dolore è una cattedra da cui si fa fatica a imparare. Eppure tante persone concrete, malate o con disabilità permanenti, ti insegnano con limpidezza assoluta la voglia di vivere e come approcciarti all’esistenza in modo davvero “sano”, autentico e realista.

Perché allora nascondere questi tesori di sapienza? Perché non dar loro voce durante le omelie domenicali, o prima ...

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Il sogno di una Chiesa davvero aperta alla disabilità

scritto da Laura Badaracchi il 30/01/2015 in Chiesa, Comunità, Disabilità, Papa Francesco, parrocchie, cultura, parrocchia, porte, disabili, post, Arca, messa, comunione, catechesi, movimenti, catechisti | lascia un commento

papa fra don gnocchiIn tempi di crisi sognare a occhi aperti non costa nulla, anche se con il calo di consumi si registra una discesa vertiginosa degli ideali e delle utopie, valori compresi. I cristiani, immersi in questa che papà Francesco definisce "cultura dello scarto", non sono autoimmuni e respirano questo clima. Di frettolosità, disattenzione, pressappochismo. Chi non corre resta indietro, travolto dagli ipercinetici. Succede anche in parrocchia, a messa, nei gruppi, nei movimenti. E visto che stiamo per entrare in quaresima, un evergreen come l'esame di coscienza non stona. Per mettere a fuoco abitudini consolidate e resistenti distrazioni nei confronti dei generici "altri". Che hanno volti e biografie interessanti se li chiami per nome. Pure se usi nomi di fantasia per tutelarne la privacy, i riferimenti ai fatti sono puntuali, non puramente casuali.papa bambini

Prendiamo Pietro, un ragazzone di circa vent'anni che ha un deficit cognitivo. Gli piace stare vicino all'altare ...

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Niente lutto per Karim, morto davanti alla chiesa “per cause naturali”

scritto da il 23/01/2015 in povertà, Caritas, Stazione Termini, homeless, Senza dimora, migra, Sant'Egidio | lascia un commento

SenzadimoraRomaAnzitutto straniero. Poi homeless. E pure giovane uomo, uno dei tanti migranti arrivati in Italia alla ricerca di una vita migliore. Invece di restare sepolto nel Mediterraneo, ha trovato la morte su un marciapiede, sulla soglia di una chiesa. Nella Città eterna, a Roma capitale, nel cuore del cattolicesimo dove migliaia di persone accorrono per vedere e toccare papa Francesco (che non si stanca di mettere i poveri al centro della sua vita e predicazione, ma sembra preso poco sul serio da chi lo applaude) questa non rappresenta una vergogna, un’onta da “mai più”.

Dopo il decesso di Gregorio, polacco trovato senza vita la mattina del 30 dicembre scorso all’Esquilino, non fa notizia la morte del trentenne tunisino Karim, spentosi nella notte tra venerdì e sabato scorso davanti alla parrocchia del Sacro Cuore, in via Marsala, di fronte alla stazione Termini. “Non risultano finora progressi significativi nell’ospitalità. Anzi, ...

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“Satira senza limiti”: le conseguenze che ci fa comodo non vedere

scritto da Laura Badaracchi il 19/01/2015 in Papa Francesco, Charlie Hebdo, Niger, Boko Haram, Nigeria, Niamey, Mauro Armanino, diocesi Belluno-Feltre, terrorismo, antisemitismo, Isis, Islam, Musulmani | lascia un commento

nigerianiC’è bisogno di capire. Decodificare il dna della violenza cieca e indiscriminata. Scavare per trovare le radici in cui si annida, sotto terra e nei meandri dell’inconscio umano. Io continuo a chiedermi perché, anche se ogni persona umana ha l’identico diritto di esistere a questo mondo, l’approccio “occidentale” si erga come primaziale. Come se gli europei avessero di default le chiavi della democrazia e della civiltà, calpestata e annientata da altri.

Papa Francesco ha detto chiaramente: “Non si può insultare la religione di altri”, un principio di rispetto umano elementare. A me hanno insegnato che la mia libertà finisce quando inizia quella dell’altro. Deridere, irridere, fare satira: tutto legittimo. Ma non ci sono limiti o regole da seguire in questo campo? Perché quando si compie un’azione bisognerebbe pensare alle sue possibili conseguenze, spesso a cascata e imprevedibili, ma almeno ipotizzabili.

La morte di 2mila ...

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