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A Rio de Janeiro, la scorsa settimana, papa Francesco ha mostrato al mondo cosa intende quando parla di “periferie esistenziali”. Facendo gesti, oltre che pronunciando discorsi. La prospettiva indicata con chiarezza, nella favela di Varginha e all’ospedale San Francesco, di fronte a due milioni di persone sulla spiaggia di Copacabana come davanti al bambino più piccolo, è quella di una rivoluzione basata sulla tenerezza, sugli abbracci, sul curare le ferite dei vicini e dei lontani. Una Chiesa madre, più che maestra, che si fa accanto a tutti. Che mette la testimonianza, l’ascolto, l’accoglienza prima dell’approccio dogmatico e dottrinale.

Davanti alle folle oceaniche della Gmg e a pranzo con i ragazzi di vari carceri minorili di Rio, dialogando con tanta naturalezza e cordialità con la presidente brasiliana ed entrando in una casa della favela, papa Bergoglio è sempre lo stesso. Con il suo sguardo "micro", ...