Archive for tag: don Luigi Di Liegro

Il buonismo natalizio ha stufato: è ora che le parrocchie aprano le loro porte

scritto da Laura Badaracchi il 21/12/2014 in Welfare, Minori, Papa Francesco, poveri, servizi, parrocchie, volontari, Vangelo, don Luigi Di Liegro, Natale, porte, collette, alimenti, diocesi, tavolata, minori stranieri non accompagnati, fratelli, sorelle, ecclesialese, Concilio | lascia un commento

maniBasta con le collette e le raccolte di alimenti: è tempo di uscire dalle parrocchie e lasciare le porte aperte. Perché i servizi per i poveri non possono essere gestiti burocraticamente. Ricordo in particolare un episodio: il compianto don Luigi Di Liegro, fondatore e direttore della Caritas diocesana di Roma (scomparso nel ’97), si arrabbiava vigorosamente con i suoi operatori se lasciavano attendere in fila, fuori dall’ostello o dall’ambulatorio in via Marsala, persone in piedi (donne con bambini, per esempio), in attesa di entrare. Perché secondo lui la porta doveva essere sempre aperta grazie ai volontari, non chiusa come quella di un ufficio municipale che funziona solo con il personale assunto e pagato.

Certo, l’organizzazione ci vuole, la prima accoglienza anche, ma penso che a livello ecclesiale il welfare debba compiere un deciso, coraggioso e profetico salto di qualità.Lo chiedono i segni dei tempi di cui parlava il ...

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La solidarietà del portafoglio e quelli che non temono di “sporcarsi le mani”

scritto da Laura Badaracchi il 08/11/2014 in Chiesa, Giovani, Papa Francesco, Francesco, poveri, sporcarsi, mani, parroco, ragazzi, don Lorenzo Milani, I care, porta, grembiule, fango, don Luigi Di Liegro | lascia un commento

i careDue agricoltori ruandesi, un parroco pugliese, padre Charly di Buenos Aires: esempi di quella “chiesa del grembiule” che sa lasciarsi invadere la vita dai poveri, da chi disturba e non profuma…

Don Lorenzo Milani scriveva sulle porte della scuola di Barbiana “I care”, “Mi sta a cuore”. Don Luigi Di Liegro, l’ideatore e fondatore della Caritas romana morto nel 1997, diceva che non si può essere cristiani “senza sporcarsi le mani”, senza “condividere”.

Sembrano slogan, belle parole, in un’era virtuale in cui la solidarietà si manda tramite un sms o con un semplice e distaccato clic del computer. Il filtro della tecnologia è veloce, ma priva dell’olfatto e del tatto. Si vedono immagini, si ascoltano suoni, ma non si sentono odori né si toccano mani, oggetti, situazioni. Quanto è sacrosanta la fisicità per chi crede in quel Dio fatto uomo, fatto “carne”, di nome Gesù ...

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