© Stefano Dal Pozzolo“Un abbraccio”. Al termine di post o di mail spesso si trova questo saluto finale, poco più di una postilla e poco meno di un intercalare. Virtualmente si possono abbracciare tutti, assoluti estranei o amici reali. Perché le parole scritte distrattamente su un sms o un tweet rischiano di svuotarsi e perdere il loro autentico significato, perdono carnalità e concretezza.

Quanto l’analfabetismo delle emozioni trova terreno di coltura nelle comunità cristiane (parrocchiali, religiose, presbiterali, di movimenti o associazioni)? È una domanda aperta, spalancata. Prima di ricevere la comunione, nella celebrazione della Messa, il sacerdote invita a scambiarsi “un segno di pace”, che anticamente era un abbraccio. Una consuetudine tornata in voga in alcuni movimenti e gruppi cattolici. Abbracciare implica un contatto fisico che si presume non formale con l’altra persona, uno sfiorarsi dei corpi. Modalità di saluto non formale, dunque. Si presuppone che sia così. Ma ci si ...