Dietro il suo sorriso, la passione per quello che fa e una fede irrorata dalla spiritualità francescana. Ma gli occhi di Giuseppe Mangano, che tutti chiamano Peppe, celano la preoccupazione per un futuro professionale nebuloso e quantomeno incerto. Anche se lui – assicura – vive il suo lavoro di educatore, anzi di “pedagogista”, proprio “come una missione”. Trentasette anni compiuti, Peppe vive con i suoi genitori perché non ha ancora raggiunto un’indipendenza economica: un anno fa ha perso la sua occupazione perché il Comune di Reggio Calabria – ora commissariato – “ha tagliato i fondi anzitutto al sociale e alle famiglie, quindi anche al progetto educativo individualizzato portato avanti dalla nostra cooperativa ‘Centro giovanile don Italo Calabrò’, gestita da laici. E poi noi pedagogisti non abbiamo neppure alle spalle un ordine professionale che tuteli i nostri diritti”. Lui continua a inviare curricula, a fare colloqui, “con il desiderio di risolvere questo ...