Pubblico una mail ricevuta da don Fabio Gammarrota, parroco a Posta e Cittareale (Rieti), a pochi chilometri da Amatrice. Sta vivendo sulla sua pelle, accanto alla sua gente, gli esiti del terremoto del 24 agosto scorso. Ha scritto questo messaggio nelle prime ore del 20 settembre scorso.

donFabio1

Cara Laura sono le 02:10 e ti scrivo...
il mio riposo notturno, fortemente segnato è pressoché ridotto a qualche ora,  anche oggi - come spesso da un po di tempo - è stato interrotto da due scosse, forti, ondulatorie - pare 4.1 e 3.7, dicono siano quelle di assestamento - sarà, per me hanno il sapore indescrivibile della polvere e l'odore che ora, come allora, si rifà sentire forte e acre, ti buca lo stomaco e ti riporta per mano a scenari di morte. Il respiro si è fatto silenzioso, nulla deve distrarmi dal cogliere ogni rumore o segnale  di pericolo. Primo Levi similmente, descriveva così l'aria che "regnava pesante" nei campi. Ancor ora il parlartene, lo riporta alle mie narici! Rumori e movimento che evocano visioni e suoni che per la loro "spero" singolarità rimarranno più o meno sepolti nel back ground della mia / nostra storia. Visioni e suoni - ripeto - oggi ancora troppo sensibili a ogni percezione sensoriale. Anno Domini 2016, Anno della Misericordia. Tempo per me/ noi segnato e condizionato da una precarietà esistenziale che impone e induce ad autentiche scelte che vedono la persona al centro delle nostre logiche. Una società rifondata - qui appare - sulla salvaguardia e dignità da dare a ogni essere umano, anche l'animale gode di particolari attenzioni. Un rinnovato umanesimo che sorge dalle macerie.

Che strano, devi essere sferzato nel più profondo per renderti conto di quanto bene necessiti e qui per bene intendo l'essere "casualmente" - "provvidenzialmente" scampato alla fine di questo umano e terreno epilogo del libro / storia della tua vita.  Acquisita consapevolezza della salvezza, la gratuità diviene la nota dominante del tuo quotidiano.  Mi chiedo, ti chiedo, era per me/noi necessario passare per questa drammatica esperienza?

Perdere tante persone care, vedere tanti sogni e aspettative ridotte in cenere, insomma il consumarsi di una vita in pochi secondi ... era necessario?  Forse si ... nella precarietà esistenziale a seguito di quel terremoto naturale, ogni progetto presente e futuro è stato velato da un desiderio di "vivere e viversi" senza troppe "storie", senza "fantasticarci" , reale, concreto,  fortemente "fisico" immediato, perchè l' immediatezza ti dà da vivere e sperimentare quella dilatazione del cuore che, solo attraverso un cuore provato pesantemente, acquisisce come suo movimento quella logica a noi spesso incomprensibile e lontana che appartiene a Dio AMARE e imparare a sentirsi amati. Quale difficile esercizio ci tocca ... Era necessario esperire - vedere, gustare, sentire - tanto dolore per giungere a elaborare, acquisire e compiere, quelle opere che trovano nella prossimità umana (ora sensibile e percettiva), il mio prossimo come fruitore di tanta attenzione e disponibilità.

Da quel 24 agosto si riparte con la ricostruzione del pensare e agire secondo una nuova visione e percezione della realtà, precarietà esistenziale che genera possibilità di viversi appieno nel tempo presente.

​don Fabio Gammarrota​
donFabio2
donFabio3