Diaconato femminile: ritorno al futuro?Diaconato femminile: ritorno al futuro?

diaconesse1Non è un mistero per nessuno che Gesù abbia voluto manifestarsi risorto, per primo, a una donna: Maria di Magdala. Alcuni malignano che l’abbia fatto perché le donne parlano molto e così sarebbe stato sicuro della diffusione rapida della incredibile notizia. Fatto sta che due millenni fa le donne avevano ruoli di primo piano nella Chiesa delle origini e la loro presenza importante è attestata e diffusa; san Paolo nella Lettera ai Romani parla esplicitamente di Febe come diacono, ministra, al pari dei diaconi uomini. Quindi non dovrebbe stupire l’annuncio di Papa Francesco di voler istituire una Commissione che approfondisca la questione. Invece le sue parole hanno suscitato clamore all’interno della compagine ecclesiale. Perché oggi le donne sono soltanto laiche e i laici hanno scarsissimo peso nelle decisioni e nei meandri gerarchici. La Chiesa, sostantivo femminile, è governata da uomini, mentre i fedeli sono costituiti per la maggioranza da donne. Ma non si tratta di equilibri di genere. Non è questo il punto. Il punto è che per Gesù le donne avevano un’importanza straordinaria nell’annuncio del Vangelo, nel servizio ai poveri, nella custodia e trasmissione della fede. A loro ha riconosciuto una straordinaria visibilità nel contesto storico semitico e romano del tempo, dove le figure femminili restavano nell’ombra, schiacciate da un maschilismo imperante. La rivoluzione evangelica sta anche nel dare a ciascuna persona, quindi anche a ogni donna, pari importanza e dignità. Anche alla peccatrice, anche all’adultera, anche alla samaritana. Le pagine evangeliche ci restituiscono questi incontri con una freschezza scoppiettante e una contemporaneità disarmante.

Quindi nella Chiesa primitiva le donne erano ben visibili, rappresentate, investite di ruoli importanti nelle comunità (come quello delle diaconesse), perché era normale che fosse così, perché il Maestro aveva deciso così e si seguivano i suoi insegnamenti, le sue orme. Era così nei primi secoli del cristianesimo. Poi il tempo ha appannato questa realtà, come tanti altri aspetti frizzanti e innovativi degli inizi. Subentrano abitudini, sclerotizzazioni, irrigidimenti. Ma quella realtà resta profezia per l’oggi. Più moderna di una Chiesa 2.0 che fatica a trovare la sua identità. Nel contesto storico di due millenni orsono, le diaconesse svolgevano ordinariamente il loro ministero. Non erano sacerdoti, ma aiutavano le donne durante il battesimo, servivano i poveri, avevano voce nello spezzare la Parola. Nel terzo millennio dell’era cristiana, e soprattutto durante il Giubileo della misericordia, riprendere in mano questa tradizione per attualizzarla e incarnarla nell’oggi sarebbe un’ottima notizia per gli uomini e le donne, cattolici e non.

(In alto, icona della diaconessa Olimpia a cui scriveva il vescovo san Giovanni Crisostomo. In basso, lapide della diaconessa Sofia, VI secolo, sul monte degli Ulivi a Gerusalemme)

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