Il programma Retrouvaille propone le testimonianze di moglie e mariti che si sono ritrovati dopo una crisi del loro matrimonio. Per provare a non rottamare le nozze di fronte alle inevitabili difficoltà. Problemi di cui parlare in parrocchia e sui giornali molto più della comunione ai divorziati risposati

 

coppie in crisiDopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, non si fa che parlare dell’apertura alla comunione, previo discernimento dei sacerdoti, ai divorziati risposati. Ma papa Francesco continua a ribadire che i problemi della famiglia sono ben altri. Lo ribadisce un volume appena uscito per i tipi delle edizioni San Paolo, intitolato Scelgo ancora te. Ritrovarsi dopo la crisi di coppia, firmato dal servizio Retrouvaille. Nelle pagine, storie di mariti e mogli che si sono traditi, feriti, offesi, ma che hanno saputo ricostruire lentamente e con pazienza il loro rapporto. Lanciando un messaggio decisamente controcorrente rispetto alla cultura dello scarto, al fatto che le cose “rotte” vadano buttate via e non possano essere riparate, aggiustate per bene: «La nostra intenzione è quella di scardinare i tanti luoghi comuni che portano a credere che la crisi di coppia sia sinonimo soltanto di separazione e divisione. Luoghi comuni che fanno coincidere la crisi con la fine di una relazione».

I responsabili di Retrouvaille non si nascondono dietro un dito: «Certo, i dati parlano chiaro: la situazione del matrimonio e della famiglia nella società attuale è a dir poco disastrosa. La paura di sposarsi e di sigillare il “per sempre” serpeggia tra i nostri giovani proprio perché due coppie su tre, mediamente, scelgono di interrompere il loro legame. Purtroppo, la notizia che una coppia si separa non desta più sorpresa e preoccupazione. Anzi, è diventato un fenomeno praticamente “normale”, all’ordine del giorno. Basti pensare che nelle classi delle nostre scuole i figli di genitori separati sono più numerosi dei figli che appartengono a una famiglia in cui madre e padre hanno una relazione stabile e duratura e che, addirittura, rappresenta ancora la “prima”. Bisogna ricordare, inoltre, che negli ultimi vent’anni le separazioni sono aumentate del 70,7% e i divorzi sono quasi raddoppiati».

Insomma, basta con le immagini stereotipate delle famiglie felici di cui sono piene le riviste di stampo cattolico. La vita di coppia non è una favola e lo sanno (o dovrebbero saperlo bene) anche i credenti che si sposano in chiesa (per tradizione? Perché la festa è più coreografica? Per convinzione?). Il punto è che una crisi può essere superata e che non decreta necessariamente la parola “fine” in un rapporto. Il punto è che vanno sdoganati il dialogo profondo, la condivisione dei sentimenti, l’ascolto reciproco, che fanno da collante in una relazione e cementano l’intimità anche fisica. Atteggiamenti che vanno coltivati, che si imparano nel tempo e con la pratica quotidiana. «Non possiamo pensare che tutta la vita matrimoniale si dipinga, sempre e continuamente, come una spensierata allegria. E, soprattutto, non possiamo pensare che l’altro o l’altra sarà per me, e con me, solo la causa e la fonte della mia gioia infinita. La realtà presuppone che io non sia perfetto/a e che sia sposato/a con un partner che non è perfetto/a», ribadiscono con chiarezza i responsabili di Retrouvaille, presente in Italia dal 2001 ma nato in Canada nel ’77. E ricordano che «non sempre tutto va avanti con le ali di Peter Pan» ma che dal dolore può rinascere una coppia ancora più forte e unita: «Vogliamo essere testimoni che il conflitto non necessariamente porta alla separazione».

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