francesca1Francesca la conosco da tanti anni. Siamo quasi coetanee ed eravamo nella stessa parrocchia. Lei da qualche tempo ha perso il lavoro, ma continua a fare volontariato. Vorrei raccontare la sua storia, anzi lasciare a lei la parola, perché una persona quando perde il lavoro potrebbe pensare solo a se stessa, a cercarne un altro, a recriminare e a deprimersi. Invece lei, nonostante le difficoltà, a 50 anni, si è rimessa a studiare e sta sì provando a trovare una nuova occupazione, vive con i genitori perché altrimenti non potrebbe mantenersi, ma si dedica anche a un gruppo di ragazzi e ad altre attività parrocchiali. Potrebbe mettersi nella fila di quelli che hanno bisogno di aiuto, invece tende la mano e fa quello che può. Non è eroica, prova a vivere la sua fede con tutti i limiti. È una di quelle storie nascoste di quotidiana donazione, di cui non si sente parlare. Voglio parlarne, perché nelle parrocchie si aprano gli occhi. Niente è dovuto, neppure il volontariato. È un regalo, ma ci sono regali che hanno maggior valore perché raschiano il fondo del barile e decidono di non tenerlo per sé. Spero che Francesca trovi un lavoro e sono sicura che continuerà con più entusiasmo e dedizione il suo servizio parrocchiale. Auguri, Franci.

«In parrocchia la mia occupazione principale è con i bambini delle elementari (catechista prima Comunione-Azione cattolica ragazzi), passando per i 18-20 anni (educatore Azione cattolica giovani) e i Giovani adulti di Ac (responsabile Gruppo giovani). Come membro dell’Ac parrocchiale, do il mio contributo quando e dove serve soprattutto dal punto di vista organizzativo e come supporto tecnico/tecnologico per la preparazione di materiale utile all’associazione (locandine, libretti/brochure per momenti specifici, ecc.). Lo stesso servizio, puntualmente quando e dove richiesto, l’ho fatto e lo faccio per la parrocchia. Altro è l’appuntamento annuale con la Maratonina del quartiere, manifestazione sportiva di corsa campestre organizzata per fasce d’età: ci impegniamo per questa gara amatoriale (il Gruppo giovani di Ac e io) in collaborazione con altre persone della parrocchia.

Mi domandi perché faccio volontariato: essenzialmente perché fa parte del mio carattere, del mio modo di sentire la vita: vivere condividendo con gli altri. La vita, per come la vedo io, non può essere fine a se stessa o, meglio, la nostra vita non può essere fine a noi stessi; credo che ognuno sia chiamato su questa terra per avere una missione verso l’altro assegnata sin dal principio. Bisogna solo scoprire quale sia la propria.

In Alitalia io lavoravo presso il Revenue Management (il core business aziendale), dove si decidevano politiche e strategie di vendita: per intendersi è il settore dove, ancora attualmente, si analizzano e si incrociano i dati dei flussi di traffico (traffico effettivo=volato e traffico potenziale=richieste dal mercato) per elaborare tariffe idonee e più competitive e decidere la più strategica allocazione dei posti dedicati, a ciascuna tariffa, su ogni singolo volo. Questo, in sintesi, è ciò di cui si occupa l'ufficio dove lavoravo; nello specifico io mi occupavo delle richieste di traffico “di gruppo” che si muove tra il nostro mercato e quello estero, sia in uscita sia in entrata. C’è tutto un mondo intorno, di cui ho fatto parte per 12 anni, i più belli della mia vita!

Avere un lavoro ti fa avere un posto nella società, cioè tu sai chi sei anche in funzione di ciò che fai. Hai una tua collocazione precisa e fai parte di un ciclo produttivo che porta a qualcosa; servi per qualcosa, quello che fai è utile non solo per te, ma per tutta la tua azienda, per la società e per il tuo Paese. Questo fine ha sempre risposto a quel bisogno interiore di sentirmi utile per qualcosa di più grande e alto, che travalicasse il mio limitato tornaconto personale. Quando non hai più un lavoro è come se non appartenessi più a niente, diventi invisibile e svanisce la tua occasione di poter dare un tuo contributo. Ecco perché, ancor di più, impegnarmi nel volontariato: per continuare a dare qualcosa, per quello che posso, a questo mondo; per continuare a dare un senso pieno e compiuto alla mia vita. Altrimenti, essere sufficiente solo per la mia vita non mi basterebbe».

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