I suoi detrattori lo accusano di attrarre i riflettori mediatici solo su di sé, di volere una chiesa "francescocentrica". Ma con l'inflazione di aperture di porte sante, proprio in ogni dove, l'attenzione viene parcellizzata nelle diocesi sparse nel mondo.

Ed è quello, penso, l'obiettivo di papa Bergoglio: inculcare il concetto di "aprire le porte" in modo fisico, non solo metafisico, in tutti i cattolici, a partire dai loro pastori. Vescovi, arcivescovi, cardinali, tutti a rimboccarsi le maniche per spingere ante arrugginite o pesanti o anche nuove di zecca ma pur sempre da spalancare.

Spero non sia un semplice restyling dovuto a fabbri e falegnami, che hanno lavorato di buona lena in vista dell'evento. Spero che il segno dei battenti che si schiudono non resti metafora biblica ma diventi stile quotidiano di vita.

In questo allenamento fisico alla spinta in avanti di braccia e mani può associarsi una ginnastica spirituale che crea slanci verso rapporti più umani e solidali. Questo decentramento assoluto dell'evento, questa polverizzazione del Giubileo della misericordia nelle periferie globali, è la mossa di evangelizzazione ad intra più audace del pontefice argentino.

Riformare la chiesa a partire dalle diocesi e sul cardine della misericordia. Non tutti i vescovi passano per Roma ma tutti coloro a cui è affidata una porzione di chiesa hanno aperto una porta santa. Tutti a metterci la faccia in questo gesto, davanti alle tv locali almeno. Cosa succede nell'intimo delle persone solo Dio lo sa. L'augurio è che saltino ruggini, chiavistelli, doppie mandate. Ci vuole più olio per non far cigolare le ante. Olio di misericordia, appunto.