nigerianiC’è bisogno di capire. Decodificare il dna della violenza cieca e indiscriminata. Scavare per trovare le radici in cui si annida, sotto terra e nei meandri dell’inconscio umano. Io continuo a chiedermi perché, anche se ogni persona umana ha l’identico diritto di esistere a questo mondo, l’approccio “occidentale” si erga come primaziale. Come se gli europei avessero di default le chiavi della democrazia e della civiltà, calpestata e annientata da altri.

Papa Francesco ha detto chiaramente: “Non si può insultare la religione di altri”, un principio di rispetto umano elementare. A me hanno insegnato che la mia libertà finisce quando inizia quella dell’altro. Deridere, irridere, fare satira: tutto legittimo. Ma non ci sono limiti o regole da seguire in questo campo? Perché quando si compie un’azione bisognerebbe pensare alle sue possibili conseguenze, spesso a cascata e imprevedibili, ma almeno ipotizzabili.

La morte di 2mila nigeriani non fa notizia e non suscita manifestazioni oceaniche nel mondo occidentale. Usare in poche ore tre bambine per compiere stragi di innocenti non lede i valori democratici, laici ed europei? È ufficiale: il terrorismo è solo quello che ci minaccia da vicino, in "casa nostra", nella vecchia colonialista Europa o negli States, semmai. Il terrorismo che si consuma altrove è di serie B o C o Z. Quanta demagogia, quanta superbia, quanta poca uguaglianza tra le persone umane in tutta questa ubriacatura mediatica di video, hashtag, vignette. Sicuro che si tratti solo di rivendicare la libertà di stampa e d'espressione? E chi tutela la libertà di stampa e di espressione in Nigeria e in tanti altri Paesi del mondo dove avvengono massacri indiscriminati? E qual è il confine del rispetto nei confronti degli altri esseri umani?

Charlie Hebdo, rigurgiti di antisemitismo, Isis, stragi in Nigeria di Boko Haram. Nelle ultime ore, sommosse anticristiane in Niger, che hanno consigliato all’arcivescovo di Niamey in Niger di chiedere alle parrocchie che domenica 18 gennaio, non si celebrassero Messe per evitare qualsiasi occasione a movimenti anticristiani. Nella città di Niamey, che è la capitale del Niger, fino a ieri non ci sono vittime o feriti, ma i saccheggi hanno arrecato molti danni alle strutture parrocchiali”. Monsignor Michel Cartatéguy, l’arcivescovo, ha inviato un messaggio in cui si legge: “Data la situazione nella città di Niamey, abbiamo chiesto a tutte le parrocchie di sospendere la celebrazione della Messa di domenica 18 gennaio 2015. La situazione è di gran lunga lontana dall’essere sotto controllo e movimenti anticristiani possono riemergere. Incendi e saccheggi hanno interessato le parrocchie di san Paolo, sant’Agostino, san Gabriele, santa Teresa, san Giovanni e san Giuseppe, così come le Suore della Carità e le suore del Getsemani. A Zinder (la seconda città del Niger dove si contano 4 vittime, 3 civili e un poliziotto, e 7 chiese distrutte: le notizie mi arrivano dalla diocesi di Belluno-Feltre, che in Niger ha un missionario fidei donum) i 285 cristiani sono rifugiati in una base dell’esercito, in seguito al saccheggio della chiesa, della casa dei sacerdoti e di quella delle suore”.

L’arcivescovo Michel firma il messaggio anche a nome del vescovo ausiliare di Niamey e del vescovo di Maradi Ambroise Ouédraogo, cioè di tutti i vescovi del Niger, concludendo: “Rimaniamo fermi e uniti in preghiera perché l’amore è più forte dell'odio e della violenza. Sono vicino a tutti e a ciascuno di voi, così come alle vostre comunità”. Il sito della Conferenza episcopale nigerina attribuisce questi disordini all’uscita dell’ultimo numero di Charlie Hebdo: “Manifestazioni in relazione alla pubblicazione da parte del settimanale francese Charlie Hebdo, nel numero di questa settimana, di una caricatura del profeta, ha colpito le comunità cristiane del Niger. Venerdì 16 e sabato 17 gennaio diverse chiese e comunità religiose hanno subito danni significativi a causa di manifestanti che dicono di reagire a questa pubblicazione”. Sommosse che hanno colpito anche le comunità protestanti. L’Ambasciata francese a Niamey ha invitato i connazionali a evitare di uscire di casa. Inviti alla calma sono stati indirizzati ai connazionali dal presidente Mahamadou Issoufou e da un gruppo di ulema che ripetono: “L’Islam è contrario alla violenza”.

mauroE dal Niger arriva anche la significativa voce di padre Mauro Armanino, della Sma (Società missioni africane, nella foto), autore di un blog in cui racconta fatti di prima mano, visti con i propri occhi e vissuti in prima persona. Dall’aprile del 2011, infatti, si trova a Niamey, capitale del Niger, cerniera tra l’Africa sub-sahariana e il Nord-Africa, uno dei maggiori snodi del fenomeno migratorio. Il suo ultimo post s’intitola “Charlie e le apocalissi di Niamey”. Perché non sono solo vignette e matite. In un clima incandescente, la prudenza è d’obbligo. Non vuol dire sospendere la libertà di pensiero o di stampa. Significa rendersi conto che in un mondo globalizzato e mediatizzato l’eco di alcune scelte può avere conseguenze negative e disastrose, generando altre vittime innocenti e un contagio negativo di violenza. Tacere, fermarsi, riflettere. Rivendicare sempre e comunque la propria libertà, forse, non è la strategia vincente.