fiordaliso 1Quando si parla di vita e di morte, inevitabilmente si entra in un “campo minato” e delicatissimo, rischiando facili scivoloni nell’ideologia di parte. In levate di scudi e proclamazione di “valori non negoziabili”, espressione che non piace a papa Francesco e neppure al nuovo segretario della Conferenza episcopale italiana, don Nunzio Galantino. Perché i valori sono valori e basta. Così, invece dell’espressione “difesa della vita”, vorrei citare alcuni esempi di chi l’esistenza dei nascituri la promuove nella concretezza della quotidianità, non solo a parole. “Sporcandosi le mani”, come diceva don Luigi Di Liegro, profetico direttore della Caritas romana morto nel ’97.

Anni fa rimasi molto colpita quando un’operatrice della Caritas mi raccontò che signore cattoliche praticanti non avevano esitato a licenziare la loro collaboratrice domestica fissa o la cosiddetta “badante” quando era rimasta incinta. Un caso che non sembrava essere infrequente. Queste donne (spesso migranti) si ritrovavano così da un giorno all’altro o quasi senza un lavoro, senza un tetto e con una gravidanza da portare avanti. Alcune avevano deciso di abortire, altre avevano incontrato la Caritas e la possibilità di essere accolte in una casa-famiglia.

Ce ne sono diverse, di queste case-famiglia per donne gestanti che scelgono una via tortuosa e difficilissima: tenere il proprio bambino pur non avendo al momento una casa, un lavoro e spesso neppure un compagno accanto. Ho provato a immaginare di trovarmi al loro posto, con un carico del genere da portare. E penso che siano molto coraggiose, forti. Perché quando ti trovi da sola a gestire una situazione del genere non bastano i principi a sostenerti: ci vogliono mani sopra le tue, braccia che ti circondano, orecchie che ascoltano e porte che si aprono.

È spinosa la questione dell’obiezione di coscienza vietata ai medici dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che con un decreto (“Rete per la salute della donna, della coppia e del bambino: ridefinizione e riordino delle funzioni e delle attività dei Consultori familiari regionali”) impone loro (80,7 la percentuale dei medici obiettori nel Lazio) la prescrizione della pillola del giorno dopo, l’inserimento della spirale contraccettiva, la redazione delle certificazioni e autorizzazioni che precedono l’aborto. Ritengo che la coscienza individuale sia inviolabile in ogni caso. Tuttavia vorrei ancora una volta porre l’accento su quella obiezione di coscienza “reale” mossa sì da valori e principi, ma declinata poi nella concretezza di case-famiglia per donne in gravidanza. Ne sto scoprendo diverse, in tutta Italia. merlinoIn provincia di Livorno, per esempio, c’è la onlus “Il fiordaliso”, animata dalle Sorelle minori e da tante volontarie laiche che tengono in piedi una casa dove alcune donne possono trovare sostegno 24 ore su 24 durante la gravidanza e dopo: assistenza psicologica, medica, legale e sociale, anche verso un reinserimento lavorativo che consenta di avere autonomia economica e logistica. Dall’altro capo dell’Italia, l’associazione “Mago merlino” di Lamezia Terme (Cosenza) ha realizzato e gestisce Casa Meulì, comunità-famiglie integrate per l’accoglienza di gestanti e minori: le Suore di Carità, l’associazione “La Strada” e la "Comunità Progetto Sud" hanno messo da parte l’autoreferenzialità per collaborare insieme nel tentativo di rispondere “alle forme di disagio che segnano il ‘volto della famiglia’”.

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