perugia presepeConfesso che la retorica stucchevole tipo “A Natale siamo tutti più buoni” o (come recita un jingle pubblicitario) “È Natale, si può dare di più” comincia a irritarmi.

Bene le tradizioni, fatta salva però la logica dell’incarnazione. Per chi crede in Gesù Cristo, l’annuncio del Dio che si è fatto carne continua a essere reale, anzi di un’attualità talmente evidente da passare sotto silenzio, abbagliata da luminarie e dagli ennesimi scandali politici (quelli sì, davvero scontati e risaputi). I riflettori sono puntati sui mercatini, sulla neve che non cade a Cortina d’Ampezzo, su quanto spenderanno gli italiani per i regali, sulle mostre dei presepi da visitare. E i presepi veri? Quelli in cui in cui “Dio ha posto la sua tenda” e dove continua – nonostante tutto, verrebbe da dire – a farsi uomo? Ricordando che quando successe storicamente, nella periferica Betlemme, ad adorarlo c’era un folto gruppo di pastori (i Magi arrivano dopo, in ritardo nonostante la guida della stella, ma ai loro tempi non esistevano aerei ed Eurostar), proverò a raccontare alcuni Presepi viventi. In carne ossa, sì. Non sacre rappresentazioni, ma persone sacre che vivono sulla loro pelle il mistero di essere rifiutati, periferici. Di “non trovare posto nell’albergo”, di sentirsi inadeguati o forse di portare pesi scaricati sulle loro spalle da altri “Ponzio Pilato” ante e post-litteram.

Nell’arcidiocesi di Perugia, leggo in un comunicato della Caritas diocesana, tra le cosiddette “opere segno” figura anche “La Madonna del Bagno”, struttura di accoglienza che si trova nel complesso dell’omonimo Santuario a Casalina di Deruta «per quanti desiderano ritrovare se stessi e per i cosiddetti “ultimi”, i più deboli, vittime dello scarto della società di cui pochi sono disposti a farsi carico.

Condividere la vita di queste persone significa prendersi cura delle necessità di ognuno, ma soprattutto fermarsi a parlare, perché la solitudine non arrivi mai. Si tratta di tenere viva una piccola comunità con gesti e parole quotidiani, dove ognuno degli ospiti partecipa alla preghiera, alla condivisione, al lavoro secondo le proprie capacità e attitudini. Coloro che vivono quest’opera di carità si prendono cura dei pellegrini in visita al Santuario, animano le celebrazioni e svolgono laboratori di decoro su ceramica e attività agricole che aiutano alla rivalorizzazione del luogo, ma soprattutto della dignità dei principi e dei valori umani».

L’esperienza di accoglienza è cominciata nel dicembre di sette anni fa, affidata ai neo-sposi Simone Vecchietti e Sarah Baldelli. La comunità ospita circa 20 adulti accolti per varie situazioni di disagio, comprese mamme sole con figli. Ognuno quotidianamente partecipa alla preghiera, alla condivisione, al lavoro secondo le proprie capacità: dai laboratori di decoro su ceramica al mantenimento del parco, fino alla cura dell'orto e degli animali.

Accanto alle mura della cattedrale perugina di San Lorenzo i giovani della Casa “La Madonna del Bagno” realizzeranno il Presepe nelle “Logge di Braccio”, in pieno centro storico: una «rappresentazione figurativa del loro stile di vita cristiana» che verrà inaugurata sabato 20 dicembre alla presenza del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, del sindaco Andrea Romizi, del vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, del direttore della Caritas diocesana Daniela Monni e di diversi operatori e volontari.

Sarebbe bello andarlo a vedere (iniziano il 15 ad allestirlo). Forse ancora meglio sarebbe andare a Deruta, a conoscere di persona quei Giuseppe, quelle Marie e quei Gesù che non trovano posto in questa vorticosa, opulenta e smarrita vetrina delle apparenze.perugia presepe2