In preghiera per il Papa e i morti nei viaggi della speranza

 L’invito – caldo e autentico – viene dalle Suore orsoline di Casa Rut e dai Padri sacramentini di Casa Zaccheo, a Caserta: “Invochiamo l’aiuto di Dio perché non anneghi, nel nostro cuore e nel cuore del mondo, la pace fondata sulla giustizia e sul rispetto di ogni persona e di ogni popolo”. Le due comunità di consacrate e consacrati vogliono esprimere la loro gioia e “profonda commozione” per “l’ennesimo gesto evangelico di Papa Francesco”: la sua decisione di recarsi domattina all’isola di Lampedusa, “profondamente toccato dal recente naufragio di una imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall'Africa, ultimo di una serie di analoghe tragedie”.

Lunedì 8 luglio Papa Bergoglio pregherà “per coloro che hanno perso la vita in mare, per visitare i superstiti e i profughi presenti, per incoraggiare gli abitanti dell'isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di queste sorelle e fratelli in estremo bisogno. Renderà omaggio alla memoria dei migranti morti in mare lanciando una corona di fiori da una delle motovedette della Guardia Costiera che hanno salvato migliaia di vite umane, e celebrerà l'Eucaristia allo Stadio”. La sua visita a Lampedusa, “suo primo viaggio, è un segnale di forte speranza che incoraggia la Chiesa, ma anche la società tutta, nel costante impegno a favore degli 'ultimi' e ci spinge ad andare verso le periferie dell'esistenza. Toccato nell'intimo, sceglie di toccare quella terra, così segnata dalla sofferenza, con profondo rispetto”, rimarcano le due comunità di consacrati che nella città campana accolgono a loro volta migranti e persone in difficoltà. L'appello, dunque, scaturisce da religiosi che toccano con mano quotidianamente i drammi e le storie di chi – "pellegrino e forestiero" – approda nel nostro Paese.

“Vogliamo unirci a Papa Francesco proponendovi di pregare con lui, secondo l'auspicio delle Caritas diocesane di tutt'Italia: troviamo un momento nella giornata di lunedì, da soli o con qualche familiare e amico, per sostare, pensando a ciascuno di questi fratelli e sorelle che sono morti nei viaggi della speranza”, proseguono nel loro messaggio, aggiungendo: “Queste morti sono un richiamo alla responsabilità, per guardare alla realtà delle migrazioni mettendo sempre in primo piano la vita di ognuno e il pieno rispetto dei diritti umani. Invochiamo l'aiuto di Dio perché non anneghi, nel nostro cuore e nel cuore del mondo, la pace fondata sulla giustizia e sul rispetto di ogni persona e di ogni popolo”.

Perché questo evento non scivoli nel dimenticatoio e venga archiviato velocemente, con il decollo dell'aereo con a bordo Papa Francesco, bisogna farlo proprio, interiorizzarlo: è questo il messaggio lanciato dalle religiose orsoline e dai religiosi sacramentini. Le periferie dell'esistenza sono molto vicine e occorre inciderle dentro, farsi interrogare, lasciarsi scalfire da sguardi e volti. 

In preghiera per il Papa e i morti

 

 

 

 

 

 

  

 

(foto: campagna "Il mare unisce, la terra non divida" del Centro Astalli)